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feb 2, 2012

sabato 11 febbraio, fascia orario 8.30/12.30

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A better life Through a better job, Kathmandu, Nepal

A better life through a better job

“ Una vita migliore grazie ad un miglior lavoro”: è il nome -e la promessa- del nuovo progetto di formazione ed inserimento professionale che Medici per la Pace realizza a Kathmandu, capitale del Nepal, grazie al sostegno della Fondazione San Zeno.

  Contesto generale:

Il Nepal ha attraversato nell’ultimo ventennio una stagione di riforme politiche e sociali, caratterizzata dalla lotta estenuante dei movimenti di insurrezione contro la monarchia ed i poteri tradizionali. La rivoluzione maoista, terminata con la firma di un Comprehensive Peace Agreement nel mese di novembre 2006 dopo dieci anni di aspro conflitto, ha segnato profondamente il paese, che ne è uscito lacerato da un clima di costante tensione, violenza e intimidazione. Il Parlamento nepalese ha approvato il 28 dicembre 2007 un emendamento costituzionale che ha sancito la transizione alla Repubblica e, dopo la schiacciante vittoria elettorale dei Maoisti nel 2008, il Paese ha iniziato il faticoso cammino per diventare una “Repubblica Laica e Comunista”, senza tuttavia placare le tensioni e gli scontri all’interno del paese, spesso esacerbati da un potere politico ancora repressivo e da un tessuto sociale sradicato dalle sue origini e privo della prospettiva di una rapida ricollocazione. Sempre più giovani si sono riversati nelle città o hanno tentato la fuga all’estero, trovando condizioni lavorative assai precarie e al limite dello sfruttamento, e determinando al contempo un irreversibile processo di trasformazione delle strutture economiche tradizionali del paese e della vita sociale ad esse associata.
Nonostante i lenti segnali di una ricostruzione politica e sociale, il Nepal continua quindi a presentarsi come un paese in bilico, schiacciato dalle pressioni e dai conflitti tra le forze politiche e la rabbia della gente, in un clima di forte tensione interna che ha generato, soprattutto nel corso del 2010, numerose proteste e insurrezioni. In particolare, tra aprile e maggio, lo sciopero dei maoisti ha tenuto in scacco il paese, impedendo la circolazione di persone e beni per intere settimane, e creando una situazione di libertà vigilata. La scarsità di merci e di generi di prima necessità che ne è conseguita ha creato enormi difficoltà per la popolazione, mettendo a repentaglio l’operatività del servizio sanitario nazionale e bloccando quasi interamente le aree urbane di Kathmandu, Pokhara, Butwal, e Nepalganj. Per quanto ci interessa più da vicino, questa situazione, che si è risolta con le dimissioni del Primo Ministro Nepalese, Madhav Kimar, ha determinato anche una temporanea sospensione delle attività del progetto, che sono tuttavia riprese con regolarità in concomitanza della riapertura degli uffici, delle scuole e dei mercati. Nel contempo, anche gli operatori e i beneficiari di “A better life through a better job” si sono trovati a vivere in un ambiente sociale molto difficile e delicato.
Allo stesso tempo, è proprio la peculiarità della situazione economica e sociale nepalese a rendere l’iniziativa di Medici per la Pace particolarmente interessante e appropriata al contesto nepalese, in quanto si è intervenuti proprio nell’ambito dell’occupazione, adoperandosi per creare una opportunità di inserimento lavorativo e sociale di giovani altrimenti destinati alla marginalizzazione e all’esclusione dalla vita della società. Nel fare questo, Medici per la Pace ha tenuto in considerazione le specificità dell’ambiente di inserimento, ed ha scelto di fornire un percorso di formazione in un ambito, quello della lavorazione del legno, particolarmente adatto alla tradizione nepalese, ma anche versatile e spendibile sul mercato del lavoro. Proprio per garantire un legame concreto con la comunità di riferimento, anche le attività di training si sono svolte in simbiosi con le scadenze della vita quotidiana di Kathmandu, seguendone ritmi e festività, e consentendo ai beneficiari di inserirsi nella vita sociale della città, anche attraverso la partecipazione alle attività lavorative della ditta Kalinta.
 

Le attività del progetto:

Il mese di settembre 2011 ha visto concludersi la seconda e ultima annualità dell'iniziativa A BETTER LIFE THROUGH A BETTER JOB, un progetto volto ad avviare alla professione di falegname-intagliatore alcuni giovani rifugiati tibetani ed alcuni ragazzi provenienti da famiglie disagiate dell'alto Himalaya nepalese.
Il progetto, avviato nel settembre 2009, ha previsto la formazione e l’avvio di giovani, precedentemente disoccupati e non qualificati, alla professione di falegname-intagliatore, attraverso attività didattiche e laboratori che hanno consentito ai beneficiari di imparare l’arte della lavorazione del legno e di cimentarsi nella costruzione e decorazione di piccoli oggetti, suppellettili e utensili.  I corsi si sono svolti all’interno della ditta “Kalinta Gift Manufacturing Pvt Ltd”, specializzata nella produzione di oggetti regalo e dotata di un laboratorio attrezzato con i macchinari necessari per la lavorazione del legno. Oltre ad i suoi spazi, la ditta ha messo a disposizione dei ragazzi per l’intera durata del progetto anche tutte le sue maestranze, che hanno affiancato, nell’insegnamento ai ragazzi, la mano esperta dell’istruttore Sonam Dorje e di due abili falegnami indiani.
Durante la prima annualità, conclusasi nel mese di aprile 2011, i beneficiari avevano acquisito familiarità con l’uso degli attrezzi manuali tradizionali del falegname, iniziando a lavorare anche con macchine utensili portatili. In questa prima fase del progetto, che ha rappresentato per i ragazzi la prima esperienza nell’ambito dell’artigianato, i beneficiari hanno acquisito le abilità tecniche necessarie alla fabbricazione di piccoli oggetti di artigianato, fino a costruire in autonomia  tavolini, sgabelli, scatole e armadietti.

Nel corso del secondo anno le attività di training sono state dedicate alla realizzazione di progetti specifici, mirati all’acquisizione e perfezionamento delle tecniche di lavorazione del legno. In particolare, i ragazzi hanno lavorato per più di un mese all’interno di un cantiere, imparando a montare e rifinire porte e ferramenta. Nel laboratorio di Kalinta hanno lavorato, collaborando con il personale della ditta, alla realizzazione e progettazione di diversi mobili di arredamento, tra cui armadi a muro, credenze e pensili da cucina, ripiani di appoggio, librerie, comodini da letto, tavoli e scrivanie per uffici.

La voce di alcuni allievi all'inizio dei corsi.

Un allievo di 21 anni,  dal villaggio di Shanbu nel distretto di Resuwa vicini al confine con il Tibet:

“Il progetto” dice “mi dà una grande opportunità in quanto imparerò non solo falegnameria artigiana ma anche l’uso delle macchine per la lavorazione del legno: questo mi aprirà le porte ad un’eventuale assunzione in laboratori moderni. Forse potrò ritornare al paese o magari sistemarmi nella capitale del distretto e cercare di introdurre anche lì tecniche moderne di falegnameria. Spero che il progetto in futuro ci permetterà di lavorare anche se solo per brevi periodi, sotto la guida di artigiani italiani, il che di sicuro aumenterà la nostra abilità e conoscenza”.

Un altro ragazzo della scuola, anche lui di  21 anni  e dallo stesso villaggio di Phuntgog:

“Dopo 11 anni ho lasciato il monastero a Kathmandu pensando di cercare lavoro e di contribuire così all’economia della famiglia che è rimasta al villaggio. Lasciare il monastero è quasi come avere una nuova rinascita, di fronte a sé si ha una nuova vita piena di stimoli nuovi e anche di pericoli.
Si passa da eccitazione a paura a preoccupazione quando ci si accorge che tutto quello che uno ha imparato al monastero non serve a trovare un lavoro per mantenersi e aiutare la famiglia. Essere accettato a far parte del progetto è stata una vera benedizione che ha dato a me a ai miei compagni una grande speranza per il futuro. Le prospettive sono eccitanti e tutti noi vogliamo imparare al massimo. Questo ci darà libertà e indipendenza economica, dignità e rispetto per noi stessi”.  

Oltre ad aver appreso e consolidato consistenti abilità tecniche e manuali, i giovani hanno potuto beneficiare di un inserimento accompagnato all’interno di un contesto professionale e specializzato, migliorando anche il livello di conoscenza e familiarità con la gestione e il funzionamento di un’attività di impresa.
Nel contesto nepalese, la definizione di un ruolo e di una specifica professionalità all’interno della collettività rappresenta per questi ragazzi l’unica opportunità di inserimento e riscatto sociale. La possibilità di affermarsi svolgendo un mestiere utile e riconosciuto dalla comunità rappresenta quindi una fonte di soddisfazione per i ragazzi, che acquisiscono consapevolezza di sé e delle proprie capacità, con ricadute positive anche nella sfera relazionale e interpersonale. Anche le maestranze nepalesi di Kalinta, che hanno assistito i beneficiari durante tutta la durata del corso, si sono dette molto soddisfatte dell’esperienza, e hanno valutato positivamente la possibilità di confrontarsi con ragazzi giovani e propositivi come i ragazzi di “A better life through a better job”.


 Beneficiari:

I soggetti beneficiari hanno un’età compresa fra i 20 ed i 30 anni, sono per lo più di origine contadina e provengono dalle aree più povere e remote del paese: le valli al confine con il Tibet.
Dopo un’attenta selezione dei candidati, ne sono stati scelti sei sulla  base delle loro attitudini, delle precarie condizioni economiche personali e famigliari e della volontà dimostrata di partecipare al progetto.
La maggior parte di loro sono ex monaci tibetani che dopo aver trascorso l’adolescenza e la gioventù in un monastero buddhista locale, per difficoltà familiari e ragioni legate alla loro vocazione hanno deciso di lasciare il monastero.

Come docente dei corsi è stato assunto un falegname altamente specializzato e con esperienza all’avviamento professionale. Le lezioni sono a tempo pieno (dalle 9 alle 17, tutti i giorni escluso il sabato e i giorni delle vacanze nepalesi).

Il progetto mette a disposizione dei partecipanti una borsa di studio mensile per garantire una partecipazione continuativa al corso.
Il progetto prevede l’acquisto di un piccolo numero di attrezzi individuali di falegnameria che sono divenatati di proprietà del partecipante una volta conclusi gli studi.

Il ricavato dei lavori prodotti dai partecipanti, venduti sul mercato, è stato via via suddiviso o utilizzato per acquistare nuovo materiale.

Obiettivi:

L’obiettivo del progetto - A better life through a better job è quello di permettere a giovani disoccupati e non qualificati un completo avviamento ad una professione quale quella del falegname, intagliatore e costruttore di mobili di arredamento.

Lo scopo principale del progetto è far si che essi possano trovare, al completamento del corso, un lavoro in una ditta specializzata in Nepal o all’estero o addirittura, con l’assistenza dei promotori del progetto, possano formare una cooperativa e continuare a lavorare indipendentemente.

 

 

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